satyra

dalla parte di una trottola sedentaria
venerdì, 08 luglio 2005

Metro B: Policlinico-Rebibbia

Stasera la metro era vuota. Forse era passato un treno poco prima. Ma anche in questo caso, alle 19.22 fatichi a trovare posto. Sono salito sulla prima carrozza, come d'abitudine, e ho avuto l'imbarazzo della scelta: per una volta mi sono seduto.
Di fronte, quattro posti, tutti occupati. Un padre, una madre, due bimbe. Una mamma dalla pelle chiara, capelli biondo cenere, lentiggini. Come il marito, solo più "roscio". Così una figlia, mentre l'altra aveva capelli mediterranei, ma tratti chiaramente anglossassoni.
Attendevano, ognuno con la propria valigia, la fermata dove scendere. Composti.
Sembravano inglesi.
postato da eric7 alle ore 01:11 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: in viaggio


mercoledì, 06 luglio 2005

SHYNESS


Shyness is nice, but
shyness can stop you
from doing al the things in life
that you'd like to

"La timidezza è bella, ma nella vita può impedirti di fare tutto ciò che vorresti". Mi ronza in mente da qualche ora. Così gli Smiths cantavano nella loro Ask. Era il 1987. Avevo 16 anni. E con questa malinconia accarezzata, illanguidita e poetica, ho fatto un bel po' di strada nell'adolescenza. Nella mia formazione.

Come molti, ho dovuto fare i conti con la timidezza sin da bambino. E ancora oggi posso arrossire, se non ho il controllo emotivo delle situazioni in cui mi trovo. O cominciare a sudare, se non mi sento a mio agio. A volte, ma solo la domenica, mi scappa spessissimo la pipì. Siete vivamente sconsigliati ad andare a un concerto col sottoscritto...

«Grazie, Manuel. Mi avete accompagnato per un po' di tempo nella mia vita. Dall'università a ora", ho affermato sempre più farfugliante (tanto che non credo che il riferimento dagli studi accademici all'oggi sia stato colto). E senza guardare in faccia il mio interlocutore, almeno così racconta la mia compagna (temo abbia ragione, visto che ricordo solo il viso di lei, mentre proferisco verbo. E mentre mi cade il cd del cantante in questione, acquistato solo 48 ore prima).

Ma lui, gentile e sorridente, quasi sorpreso, lontano dal carismatico e rabbioso cantante che è sul palco, m'ha stretto la mano. Rallegrato, anche, se il ricordo  è disperso fra le nebbie dall'emozione. Quasi intimidito. Lui è Manuel Agnelli, leader, di un lustro più vecchio di me, degli Afterhours. Il mio gruppo preferito. Il gruppo che, dopo l'adolescenza vissuta fra il romanticismo degli Smiths e l'epica perdente e in cerca di riscatto di Springsteen, e il piacere fisico e intellettuale dei Pink Floyd, m'ha fatto compagnia negli ultimi sette anni di vita.

Forse, non ho paura di ammetterlo, a 34 anni, molto più che compagnia. Per l'importanza della musica nell'esistenza. Compagna, amica, stimolo, commozione.  Cultura, insomma, come un libro, come un dipinto, una scultura.

Se non ci fosse stata la timidezza, avrei raccontato a Manuel che cosa significa sentire la musica che cammina accanto alla vita d'una persona. Regalandogli un punto di vista, una risposta. O una semplice interpretazione. Non unica, ma irrinunciabile.

(Roma, 17 aprile 2005)

postato da eric7 alle ore 00:17 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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