Blimunda mi confessa le sue inquietudini, dopo una trentina di ore.
Ripensa a quel gruppo di arabi, con in mano un laconico biglietto di sola andata.
La stazione di servizio di Arrone, sull'Aurelia, è circa a metà strada del nostro viaggio fra Roma e Capalbio. Autostrade annuncia lavori in corso per un'area di sosta rinnovata, con tanto di spazio Wi-Fi (e io assaporo un viaggio futuro quando mi potrò connettere col mio compagno di viaggio Egidio).
In fila alla cassa, assorto nella indecifrabile scelta di un pacchetto di chewingum in una diabolica rosa di 19 prodotti, sento pronunciare un familiare inglese assai romano (còffi, ti, nain euro), e regalo uno sguardo alla spicciolata di ragazzi arabi, mediamente eleganti, le barbe mediamente corte e curate, che hanno scelto quel luogo di ristoro. Non ci faccio molto caso, finché uno di questi, che non mastica evidentemente l'inglese capitolino, poco convintamente gira il cucchiaio in un bicchiere di cocacola. E' tè, gli spiegano, ed è già zuccherato.
Prima di uscire, quello che pare il capogruppo (unico poliglotta), mostra un biglietto alla cassa e chiede se quella è la strada giusta per raggiungere il luogo lì vergato, "Toscana, piazza dei Miracoli". Per il cassiere la Toscana è sempre dritti, per quella piazza, però, boh.
Blimunda, brava cittadina cosmopolita, spiega che si tratta di Pisa. C'è da andare sempre dritti per qualche centinaio di chilometri, prima di svoltare. Ed è uno dei cinque posti più belli del mondo, penso dentro di me.
Ripreso il viaggio, Blimunda confessa qualche timore e pensa alla Torre di Pisa, che da secoli pende orgogliosa. Fino a quando?
Io, leggero e incosciente, cito un film di John Landis, "Tutto in notte", con Jeff Goldblum e Michelle Pfeiffer, bella come non mai. E lo stesso geniale regista di Blues Brothers e Lupo mannaro americano a Londra a recitare in un quartetto di terroristi persiani, pasticcioni ed esilaranti.
Sono passate 36 ore, e la Roma è crollata nel derby. Ma la Torre è ancora lì.
Provo a consolarmi così ;-)