satyra

dalla parte di una trottola sedentaria
lunedì, 28 gennaio 2008

Rise

Passo per uno presuntuoso. In realtà, sono timido. E la presunzione è solo l'apparente punto d'arrivo di un tapis roulant chiamato confidenza. La confidenza è il rifugio dove il timido può gonfiare i muscoli. Ed è allora che uno come me sbaglia. La chiamo hybris, perché  è l'unica cosa che ricordo della tragedia greca, e chiaramente il mio ego ha voluto impossessarsene.

Tra l'insicurezza e l'essere in sicurezza c'è uno spazio di differenza. Un colpo sulla barra spaziatrice, un po' come la vita. Se sono insicuro non lo so, però ho tanti dubbi. Su di me. Sulle scelte, sul coraggio. Mai quelle degli altri. Quello che fanno gli altri è giusto. Ponderata o no, è una strada chiaramente incamminata. Doti che riconosco non m'appartengono. Ma che sia un un farsi piccoli e declinare responsabilità o modestia non lo so.

So che oggi penso a una persona che ha scelto. A cui ho voluto e voglio ancora bene. Ha scelto, ancora. Mentre io, trottola sedentaria, sto fermo, ancora. Oggi, come la prima volta che si è trovata a scegliere mentre avevo la fortuna di esserle accanto, vorrei dirle che sono certo ce la farà. Come sempre. E lei lo sa. Perché lei la trottola la prende tra due polpastrelli, la guarda con occhi felini, e la fa girare. Finché si posa su un fianco. E alla fine, sarà stata ancora lei a far girare di vita il mondo in cui la trottola si sarà adagiata.  

Such is the way of the world
You can never know
Just where to put all your faith
And how will it grow

Gonna rise up
Burning back holes in dark memories
Gonna rise up
Turning mistakes into gold

Such is the passage of time
Too fast to fold
And suddenly swallowed by signs
Low and behold

Gonna rise up
Find my direction magnetically
Gonna rise up
Throw down my Ace in the hole

(Eddie Vedder - Rise)

postato da eric7 alle ore 22:01 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: in viaggio, incursioni boreali


martedì, 22 gennaio 2008

Giudizio universale

Tafazzianamente, mi sottopongo all'ennesima visione di Ballarò.
Il popolo mastelliano, interrogato, spiega che chiedere un favore, dare un'occhiata a una graduatoria, accompagnare un paziente a una visita, è come chiedere in prestito un ombrello quando piove.
La risposta esatta sarebbe: passare davanti a chi ne aveva diritto...

Nonostante l'encefalogramma quasi piatto, o totalmente sclerotico, la caduta di questo governo dispiace. Perché qualcosa, in disordine sparso, è stato fatto. Altro era in folle, e serviva solo abbassare la frizione e inserire la prima.
Solito ottimismo fuori posto di noi riformisti...

Non serve guardare ai mastelliani, ai berlusconiani, ai prodiani, agli ambientalisti conservatori. Basta guardarsi intorno ogni giorno, per lo sconforto. Ma inutile fare la lista delle miserie.

Esclusi i rapporti umani, esiste una cosa bella dell'Italia per cui varrebbe la pena non espatriare?
La mia lista: l'abbacchio alla scottadito, il Caravaggio a San Luigi dei Francesi e, forse, la Roma.
 

postato da eric7 alle ore 22:56 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: unzioni


sabato, 19 gennaio 2008

Segnali di vita

"Svuota pancia".
"Sottopancia pieno". "Apnea vuoto".
"Manda mento, andare avanti".

Il suo italiano somiglia a quello parlato da Pokoto pokoto, il cinese portato al cinema da Tomas Milian (non dei film da cineforum, naturalmente).

Stando a Google, il suo nome, associato alla pratica che insegna, dice che è professore di Filosofia della Scienza e di Filosofia Cinese Antica presso l'Università di Chanchun, in Manciuria. Nessuno se n'è accorto, ma la notorietà l'ha raggiunta allo scorso Festival di Sanremo, quando la bislacca artista Momo, ospitata da Chiambretti, ha portato una canzone in cui imitava il tono e i movimenti del nostro.

E' il maestro Wang. In giro si legge che Wang abbia portato in Italia il Qi Gong, una "tecnica della medicina tradizionale cinese volta a facilitare la circolazione dell'energia vitale attraverso esercizi dinamici, tecniche di respirazione ed esercizi di concentrazione". Insomma, un po' ginnastica, un po' medicina, un po' filosofia. Fondata sull'armonizzazione di corpo (Jing), respiro (Qi) e mente (Shen).

Accorcio le giornate che mi separano dal viaggio. Mangio fuori orario e finalmente mi metto in condizione di crollare per la stanchezza e dormire. Ho una gengiva gonfia, con un dente del giudizio che bussa impaziente. Non mi reggo in piedi. Anche se Wang, con paradossale saggezza orientale, sostiene che nessuno è mai morto per il mal di piedi. La cervicale è sciolta come non mai, ma fa un male boia, come se m'avessero messo sul collo la testa di una altro, decisamente più pesante. Effetto del Qi Gong.

Sembra quasi che sono entrato un po' in contatto col mio corpo. Quasi consapevolezza. Quanto all'anima... Beh, vedo un omino con la pala in mano, che scava. Lavori in corso.


Il tempo cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c'è in me
si sente il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità.
Segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire
le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti.
Rumori che fanno sottofondo per le stelle
lo spazio cosmico si sta ingrandendo
e le galassie si allontanano
ti accorgi di come vola bassa la mia mente?
È colpa dei pensieri associativi
se non riesco a stare adesso qui.
Segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire...

(Franco Battiato - Segnali di vita)

postato da eric7 alle ore 23:24 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: in viaggio, incursioni boreali


mercoledì, 09 gennaio 2008

trentasette. ovvero it's never too late to mend

Ho passato l'infanzia sulle foto di me neonato. Un me piccolo e indecifrabile e una sfilata di parenti (alcuni li avrò visti un altro paio di volte in vita mia) con me in braccio o accanto a mia madre allettata.

Le so a memoria quelle foto. E sono stato anche rimproverato perché, a forza di sfogliare, l'album sono venute via. D'altronde, se tu dedichi una mezza dozzina di album di foto a tuo figlio in dieci anni di vita, poi non ti puoi lamentare che non si rompano. Ma questa è un'altra storia.

Che poi quel me piccolo e indecifrabile neanche doveva nascere me lo disse mia nonna davanti a un film strappalacrime con Gianni Morandi. Parto complicato, tra madre e figlio si sceglie di salvare lei. Poi ce la fanno entrambi. Ci rimasi male. Mamma confermò, anni dopo, ma con nonchalance. Che poi non sia andata proprio così e che forse non ci siano stati tutti quei rischi, anche questa è un'altra storia.

Stasera quel me piccolo e indecifrabile compie 37 anni. Piccolo non lo è più. Con una discreta riserva di grasso che non si è fatto mancare mai fin da primi annunci di adolescenza, e senza più un decennio di capelli lunghi. Oscillando tra parere ed essere, mi dico che c'è di peggio.

Ho pensato a lungo al post del mio compleanno. A quale canzone dedicarmi. Per la prima volta nella vita, sentivo il bisogno di un bilancio. Un anno fa ho scoperto di essere un uomo. Peccato che quando la vita ha bussato al mio indirizzo non abbia trovato nessuno.

Alla fine, la citazione per il post me la regala Blimunda. E forse non è un caso. Io me ne approprio. Per farne buon uso.

Non mi interessa sapere come ti guadagni da vivere.
Voglio sapere che cosa ti fa spasimare e se osi sognare
l`incontro con l`anelito del tuo cuore.

Non mi interessa sapere quanti anni hai.
Voglio sapere se accetteresti il rischio
di fare la figura dello stupido per amore,
per il sogno, per l`avventura di essere vivo.

Non mi interessa sapere quali pianeti
sono in quadratura con la tua luna.
Voglio sapere se sei arrivato al nucleo
della tua sofferenza, fino a toccarla,
se i tradimenti della vita ti hanno fatto sbocciare
o se ti sei inaridito e chiuso in te stesso per paura di altri dispiaceri.

Voglio sapere se riesci a restare in compagnia del dolore, il mio e il tuo,
senza cercare di nasconderlo, di cancellarlo o di farlo tacere.
Voglio sapere se sai vivere con la gioia, la mia o la tua,
se sei capaci di danzare con frenesia e farti colmare dall`estasi,
da cima a fondo, senza pensare di tornare in te,
di stare con i piedi per terra,
senza ricordare i limiti degli essere umani.

Non mi interessa sapere se la storia che mi racconti è autentica.
Voglio sapere se riesci a deludere un`altra persona
per amore e rispetto di te stesso;
se riesci a sopportare l`accusa di tradimento
senza tradire la tua anima;
se riusci a essere fedele e per questo affidabile.

Voglio sapere se riesci a vedere le cose belle di ogni giorno,
anche quando non tutto è piacevole,
e se la loro presenza è fonte di ispirazione per la tua vita.

Voglio sapere se puoi vivere con il fallimento, il tuo e il mio,
e riuscire tuttavia, fermo sul bordo del lago,
a gridare al plenilunio d`argento il tuo: "Sì".

Non mi interessa sapere dove vivi o quanti soldi hai.
Voglio sapere se, dopo una notte di angoscia e disperazione,
esausto e con le ossa a pezzi, riesci ad alzarti la mattina
e a fare ciò che è necessario per i figli.

Non mi interessa sapere chi sei o come sei giunto sin qui.
Voglio sapere se resterai con me
nel centro del fuoco senza tirarti indietro.

Non mi interessa sapere dove o che cosa o con chi hai studiato.
Voglio sapere che cosa, dentro di te,
ti sostiene quando tutto il mondo crolla.

Voglio sapere se riesci a stare solo con te stesso
e se davvero ami quel senso di compagnia
che riesci a conservare anche nei momenti di solitudine.

(Oriah Mountain Dreamer)

E poi, come c'era scritto alle spalle dei fratelli Blues, Jolliet Jake ed Elwood, mentre in galera cantavano Jailhouse rock: "it's never too late to mend".

postato da eric7 alle ore 01:08 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: in viaggio, fototessera


domenica, 06 gennaio 2008

Inbetween days

Perché sembra più facile organizzarsi un viaggio che voler cambiare lavoro?

Attraversare un paese sterminato, con una lingua che capisci solo se parlano di sport, in cui vuoi prendere aerei, treni, autobus e affittarti una macchina tutto da solo, è decisamente più eccitante e rilassante di vedersi in un'altra scrivania, davanti a un altro pc, di fare internet per datori di lavoro e clienti nuovi. (Eccitante. Rilassante. Uhm, forse fa meno paura?).

In entrambi i casi si tratta di scegliere. In uno di fare ciò che ti piace. Nell'altro, c'è prima da capire quello che ti piace.

Calcolando che il viaggio passa per ferie decisamente fuori stagione, il problema potrebbe anche non porsi. Magari quando torno mi  licenziano. Troppo facile, eh? Mi troverei le caldarroste belle e tolte dal fuoco.

Intanto, il compleanno è dietro l'angolo e si avvicina il solito ckeckup medico semestrale, abbastanza atteso (si va verso i quaranta, troppe sigarette e qualche stress). E poi (un poi non da poco) c'è il sapere e voler prendersi cura delle persone belle. Buona volontà.

Forse non c'entra molto, ma basta un post di Blimunda per ricordarti una persona, un gruppo e una canzone. E poi sono proprio "giorni di mezzo".

Yesterday I got so old
I felt like I could die
Yesterday I got so old
It made me want to cry

Go on go on
Just walk away
Go on go on
Your choice is made
Go on go on
And disappear
Go on go on
Away from here

And I know I was wrong
When I said it was true
That it couldn't be me and be her
Inbetween without you
Without you

Yesterday I got so scared
I shivered like a child
Yesterday away from you
It froze me deep inside

Come back come back
Don't walk away
Come back come back
Come back today
Come back come back
Why can't you see?
Come back come back
Come back to me

And I know I was wrong
When I said it was true
That it couldn't be me and be her
Inbetween without you
Without you

(Inbetween days - The Cure. Qui nella versione medley con Robert Smith e i Korn)

postato da eric7 alle ore 23:42 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: in viaggio, stelle e strisce, incursioni boreali


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