satyra

dalla parte di una trottola sedentaria
mercoledì, 26 marzo 2008

Marco C

Mentre voliamo nel cielo di Los Angeles, Marco e io ridiamo. Alti verso il sole, o solo verso una cornacchia appesa a un filo elettrico.

In verità non stiamo volando davvero. Lo tengo solo in braccio. Sollevato tra nuvole immaginarie (perché qui non ci sono) e l'erba del giardino.

Siamo guancia a guancia. Morbidamente. Marco ride di gusto. Io ora molto meno. Tra pochi minuti vado all'aeroporto, per tornare a casa.

Il nostro volo però continua. Devo recuperare il cellulare, acchiappato da Marco e portato come un trofeo. Un po' come tutte le altre mie cose (macchina fotografica, ipod, portafogli e carta di credito, per non parlare di quando ha provato a camminare un po' sopra il portatile). Spupazzarlo un po' in braccio, di solito, funziona, per distrarne la presa.

Marco sta per compiere due anni. In questi giorni a LA sono stato un po' il suo baby-sitter e un po' suo amico. Anzi "girlfriend", parola che per lui non ha sesso e indica solo l'amicizia.

Ci siamo capiti quasi subito. Il tempo di allineare il mio inglese zoppicante alla sua lunghezza d'onda. "Up" per essere preso in braccio, poi l'elenco degli alimenti (water, milk, yoghurt, cookie), "back" per tenermi lontano, "I did it" quando gli riusciva qualcosa, "mess" quando pasticciava con la roba da mangiare.

Poi c'era la parola più temuta, "butter", quando si trattava di spalmargli il burro di arachidi sul pane, cosa che a me continua a sembrare poco sana, nostante le meraviglie di proteine e fibre promesse dalla confezione (confesso che un barattolo è tornato a Roma con me, regalo di mio cugino).

Poi c'erano numeri e lettere dell'alfabeto, che lui snocciolava con sicurezza, i nomi degli animali, e i tanti cartoni educativi visti alla tv pubblica americana (roba che farebbe bene anche ai bimbi italiani ma, magari mi sbaglio, qui non mi pare di aver visto).

Tengo ancora un po' le sue guance schiacciate sulle mie. E gli accarezzo i capelli che formano delle virgole lunghe e biondissime, come mi è capitato di fare tante volte, in questi giorni. Marco non accetta l'idea di accompagnarmi all'aeroporto. E la prospettiva temporale offerta dalla mamma di rivederci tra una settimana è qualcosa che a due anni risulta difficile da accettare.

Così, all'aeroporto piange. Ma siamo in due. I suoi occhi meravigliosamente e infallibilmente celesti. I miei maledettamente verdi, quando sono bagnati e illuminati da un sole come quello della California.

Una carezza tra le sue dita, mi giro e prendo il bagaglio. Una lacrima che si stacca dalla mia guancia e vola pesante sul marciapiede. 

postato da eric7 alle ore 14:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: in viaggio, fototessera, stelle e strisce



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