A me San Francisco non è piaciuta. Sarò l'unico. Il perché l'ho scritto. Lungo tutta Market Street, la strada principale che porta ai gratatcieli del distretto finanziario e poi al mare, troppa povertà vista in giro. E ancora non ho capito se era davvero una dimostrazione di fratellanza, tolleranza o semplice lasciar vivere.
Però mentre il vento spezzava la gola, e il freddo caricava un raffreddore che mi porto dietro da una settimana, mi sono rintanato nel Virgin Megastore. Una sorta di paradiso terrestre musicale dove alla voce rock/pop trovavi tutto l'immaginabile, death metal compreso, e a ogni lettera dell'alfabeto aveva un espositore lungo come una porta di calcio.
Ad Alessandro ho regalato l'ultimo disco di Morrissey, quello registrato a Roma. Quello riascoltato in concerto a Ostia, due anni fa, in una delle giornate in cui i sogni si realizzano. Era stato proprio Alessandro a prestarmi The Queen is dead e a farmi scoprire gli Smiths.
Alla moglie Heidi, Twelve di Patti Smith. Spirituale disco di cover. Anche a lei lego un ricordo. Una notte di settembre (anche quelle molto fredda), a Fiuggi, il palco diviso con Lou Reed. E il concerto dello scorso luglio, alla cavea dell'Auditorium di Roma. Quando per me le realtà facevano a cazzotti, contendendosi un passato e un futuro, che perdevano brandelli.
Due dischi recenti, che forse non rientrano nei loro gusti, ma che vorrei facessero loro almeno una parte del bene che hanno significato per me.
A me ho regalato qualunque cosa fosse in offerta o a prezzo conveniente rispetto all'Italia. Questo, per me, è fare shopping in America col cambio favorevole (t-shirt a parte, dove ho speso più che per dormire). Ho portato a casa il primo disco dei Mars Volta, che mi provocano ansie, però sono il massimo dell'esecuzione rock, al momento; Welcome to the Pleasuredome dei Frankie goes to Hollywood, perché non si batte, è un pezzo di prima adolescenza e c'è una coraggiosa cover di Born to run di Springsteen; l'ultimo dei Radiohead in una confezione speciale, Johnny Cash live a Folsom Prison (regalato a papà).
A questi, si aggiungono tre dischi che per me rappresentano gli anni '90, forse il momento della divaricazione tra sogni che non ho più seguito e realtà alla quale mi sono accodato senza domande. Tutti e tre li ho comprati a suo tempo, tutti e tre li ho venduti per racimolare qualche lira da studente: Sebadoh III dei Sebadoh, Where you been dei Dinosaur Jr e Slanted and Enchanted dei Pavement. Musica lo-fi e rock assai distorto. Ristampati in edizione de luxe.
Era giusto che tornassero nella collezione di cd, prima del prossimo viaggio. Che sarà più lungo, molto più lungo, di tre settimane negli Usa. Magari li ascolterò una volta sola. Ma sarà come incontrare chi hai amato dopo tanto tempo. Prima di partire.
L'appuntamento è con una canzone in particolare. La metto, e la rimetto. E, nel mentre, a proposito di amici, chatto con m4dt3o, e con Sab che ci osserva, due che per un po' hanno deciso di picchettare la tenda a Cork.
i was dressed for success
but success it never comes
and i'm the only one who laughs
at your jokes when they are so bad
and your jokes are always bad
but they're not as bad as this
come join us in a prayer
we'll be waiting waiting where
everything's ending here
and all the sterile striking it defends
an empty dock you cast away
and rain upon your forehead
where the mist's for hire if it's just too clear
let's spend our last quarterstance randomly
go down to the outlet once again
painted portraits of minions & slaves
crotch mavens and one night plays
are they the only ones who laugh?
at the jokes when they are so bad
and the jokes they're always bad
but they're not as bad as this
come join us in a prayer
we'll be waiting waiting where
everything's ending here
and all the spanish candles unsold
away have gone to this
and a "run-on piece of mount on"
trembles, shivers, runs down the freeway
i guess she spent her last quarter randomly
i guess a guess is the best i'll do
last time last time
was the best time...
we spent randoml
(Pavement - Here)
