Tafazzianamente, mi sottopongo all'ennesima visione di Ballarò.
Il popolo mastelliano, interrogato, spiega che chiedere un favore, dare un'occhiata a una graduatoria, accompagnare un paziente a una visita, è come chiedere in prestito un ombrello quando piove.
La risposta esatta sarebbe: passare davanti a chi ne aveva diritto...
Nonostante l'encefalogramma quasi piatto, o totalmente sclerotico, la caduta di questo governo dispiace. Perché qualcosa, in disordine sparso, è stato fatto. Altro era in folle, e serviva solo abbassare la frizione e inserire la prima.
Solito ottimismo fuori posto di noi riformisti...
Non serve guardare ai mastelliani, ai berlusconiani, ai prodiani, agli ambientalisti conservatori. Basta guardarsi intorno ogni giorno, per lo sconforto. Ma inutile fare la lista delle miserie.
Esclusi i rapporti umani, esiste una cosa bella dell'Italia per cui varrebbe la pena non espatriare?
La mia lista: l'abbacchio alla scottadito, il Caravaggio a San Luigi dei Francesi e, forse, la Roma.
Il futurismo non m'è mai piaciuto. Troppo violento nelle intenzioni, nelle provocazioni e nelle interpretazioni.
Col giusto distacco, però, è stata una rivoluzione, con cui, ora più di allora, facciamo i conti. Futurista è l'arte, e la comunicazione, che viviamo tutti i giorni per le nuove tecnologie (curiosando in giro, mi consola non essere solo a pensarlo).
Futurista il gesto di insozzare di rosso l'acqua delle Fontana di Trevi. Senza conseguenze. In sé, avrebbe anche un certo fascino: scopro un impensabile istinto teppistico.
Fanno senso invece le motivazioni, la firma, e l'humus nero in cui nasce.
Sentire il sospettato dirsi innocente, anche perché è "un precario di 54 anni", è una beffa. Una presa per il culo che neanche il più provocatorio dei movimenti culturali avrebbe pensato.
Precario? Quasi quasi la prendo a ridere. Dopo la manifestazione di sabato contro il precariato, quello vero, faccio un po' fatica.
http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/politica/polemica-schede/schede-marce/schede-marce.html
La più degna delle conclusioni per una vicenda che puzzava già poche ore dopo le elezioni. Peccato che sia solo a Legnano. Almeno per ora ;-)
Non parlo dei lettori del blog, ma penso agli alleati di zio Silvio lo sciancato.
Ho avuto la fortuna di ascoltare il suo one man show sul Tg1, sabato sera. A parte Prodi, gli scheletri nell'armadio di Della Valle, Magistratura democratica, i giornali comunisti come il Messaggero di Caltagirone, giuro di aver sentito con le mie orecchie, dire e ribadire che molto era stato fatto in questa legislatura nonostante gli alleati di governo (quello che riporto di seguito mi pare vagamente edulcorato).
Data per certa la sconfitta (il primo che ci crede è proprio zio S.), mi sfugge quale tattica suicida ispiri Gianfranco Fini ("momento di verità, ha detto riferendosi al blitz di Vicenza) e Pieferdinando Casini.
"E' un tecnico molto bravo, cui vogliamo bene - afferma S a proposito dell'allenatore del Milan - Se potessi fare una legge per trattenerlo in Italia la farei. Ma siamo in democrazia".
Per capire la sua scarsa disinvolta concezione della democrazia. Queste battutte fatte fuori, o a margine, del contesto politico, valgono più di sei ore di dibattito.
Dopo il diluvio del verbo berlusconiano a Porta a Porta del 31 gennaio 2006: «È sbroccato», afferma l'onesto segretario dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino.
Sbroccare: Lo staccare i brocchi o punte dall'albero, che fanno le bestie per cibarsi. Altrimenti: Sbroccòlare, Sbricàre (Dizionario etimologico on line)
Sbroccare: arrabbiarsi ,strippare fino ad ogni limite (Gergolario)
Sbroccare: Divertirsi tantissimo. Ma anche, arrabbiarsi di continuo per nulla. (Slan interattivo)
Chi vuole, può continuare...
"In the future everyone will be world-famous for 15 minutes". Ci sto pensando da ieri sera, da quando ho capito che il mio nome è finito nella newsletter istituzionale di una delle maggiori aziende italiane. Io ho fatto la nl, ma non sono stato io a spararmi nel web! Io che, in malattia, componevo il testo della mail. E proprio questa informazione è finita nelle scrivanie digitali degli utenti, raccogliendo i messaggi solidali dei navigatori preoccupati dalle mie condizioni fisiche.
Da ieri sera è dunque scattato il monitoraggio dei motori di ricerca, in particolare quelli dei weblog. E non perché sono preoccupato delle reazioni sul buon nome dell'azienda, ma per vedere quante volte uscirà il mio nome. Cazzo, aveva ragione Andy Warhol! Rischio di essere famoso per più di un quarto d'ora, tenuto presente che l'azienda in questione ha circa un milione e trecentomila utenti registrati. Che, potenzialmente, potrebbero aver sottoscritto tutti il servizio di newsletter...
Immaginate ora la doppia delusione. Dopo 24 non sono finito in nessun sito, blog, discussione. Dopo aver scoperto stamattina, sul "Corriere della Sera", che Silvio Berlusconi in queste frenetiche e scorrette giornate di pre-campagna elettorale, mettendo insieme tutte le sue incursioni in tv, è stato visto in video da un totale di 85,7 milioni di spettatori. Io, e il mio misero milione di utenti registrati...
All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
(Ugo Foscolo, Dei Sepolcri)
Chi l'avrebbe mai detto che il buon Foscolo, cantore classico e insieme romantico, avrebbe legato una delle proprie opere ai destini del Nostro? Come riferisce l'agguerrita madre 95enne, chiosando in lumbàrd, "Silvio ha fatto preparare una bella tomba di famiglia nel suo parco, ma la Giunta di sinistra non gli ha dato il permesso di usarla. L’è cussì bella".
Il devoto figlio rincara: "Non c'è stato consentito di usarla, mia madre voleva che il mio papà fosse portato lì: è lontano dalla casa in mezzo al bosco, non dà fastidio a nessuno, ma ci sono norme del passato che non sono state superate".
Ma che sicuramente verranno riscritte - trionfo legiferante delle leggi ad personam - dal Senato, che nei giorni di lavoro supplementare strappati al Capo dello Stato, si prepara a deliberare in materia di "Disciplina delle attività nel settore funerario". Con un occhio particolare all'articolo 3, comma 4.
Qualcuno, pur scandagliando i propri studi classici, ancora non riesce a cogliere il nesso con Ugo Foscolo? La norma del passato è niente popodimenoche l'editto di St. Cloud, con cui Napoleone imponeva la sepoltura dei defunti al di fuori degli abitati. Prescrivendo una distanza minima dalle abitazioni di 250 metri. Il tutto per questioni igieniche, ma anche illuministiche, visto che le lapidi sarebbero dovute essere tutte uguali. Da qui, nascono i Sepolcri (per chi volesse ripassare).
Insomma, il nostro stavolta ha scelto un personaggio della sua statura. Fisica, però. Non politica. Ne' tantomeno storica. La qual cosa, mi ha fatto venire in mente l'immenso Renato Rascel, che se ne andava in scena vestito da Napoleone, a cantare "Arrivano i nostri". E la frase del titolo è tutta sua.
"La sinistra si e' trovata di fronte il problema dello scandalo Unipol e quindi e' venuto fuori l'ordine generale: dimenticare Unipol ed esaltare ogni situazione per togliere lo scandalo Unipol dai giornali". (Sky Tg24 - 25 gennaio 2006).
Dalla stessa fertile intervista, segnalerei: "Non ho mai detto che serve un intervento manu-militare".
Lievemente E quanto affermato ieri, sullo stesso argomento, a Radio Anch'io: "La situazione è complessa. C'è da fare un intervento deciso, addirittura manu militari come usa dirsi nei confronti di coloro che si oppongono. Credo che si dovrà forse arrivare anche a quello".
Non esiste nessun personaggio pubblico in grado di farti incazzare come lui. Riesce a concentrare l'ignoranza indolente di un calciatore, la volgarità di un Briatore, il disprezzo delle istituzioni degno di un giovane marciatore su Roma. Incazzare? A volte: rabbia, impotenza.
Ultimamente anche nausea, dopo il polverone sulla banca-assicurazione bolognese, l'assenza di rilievo penale delle dichiarazioni, il conseguente, chiaramente mai ammesso, sbugiardamento e la domanda retorica, più vile che sottile, su quale fine avessero fatto i soldi trovati su un conto (sottointeso: a un certo partito bolscevico).
Da un paio di giorni, poi, c'è una formula che mi ronza per la testa. Mi pare che nessuno si sia sbilanciato. Ma io lo chiamerei "colpo di stato". Perché ormai lo spregio delle istitituzioni, allenato da 5 anni di prodezze parlamentari, è tale da rimangiarsi la parola data in pubblico per puro opportunismo. Anzi, sopravvivenza politica. Colorata da una sfacciataggine da scuola dell'infanzia. Come scoprire, a 10 giorni dall'extra-omnes, che c'è del lavoro da fare. Come se dopo 10 presenze televisive in 10 giorni, non se ne forsse vagamente intuito il vero motivo.
È evidente che non si tratta di un colpo di stato vero e proprio. Ma di un atteggiamento minatorio, della ricerca dello scontro istituzionale, anzi del tentativo di totale cancellazione dell'arbitrio della massima carica dello stato. Diciamo che ha solo la spiacevole e lontana fragranza di golpe.
È altrettanto evidente che, nonostante il conforto dei sondaggi (quali?!?), l'azione sugli indecisi stia elidendo i risultati. Perché qualcuno potrà essere fidelizzato, all'ultimo momento, ma altri scioglieranno una riserva negativa di fronte a questo delirio.
Sarebbe curioso capire cosa fanno le altre "punte" della coalizione. Secondo buon senso, dovrebbero fermarlo, stabilendone l'interdizione. Però è cambiato il sistema elettorale e certe uscite, che in passato sarebbero stati autogol clamorosi, adesso servono a conquistare pochi sporchi metri di fronte. Questioni di strategia. Che potrebbero cambiare appena i sondaggi renderanno chiaro quella che pare la novità delle ultime ore: da questa strategia ci guadagna solo lui, mentre gli altri arretrano.
Concludo lo sfogo con l'auspicio che stavolta l'abitante del colle più alto non si tiri indietro ma, contrariamente al fedele scrupolo costituzionale di questi anni, decida di rimboccarsi le maniche e mostrare il bicipite. Portandoci alle urne il più presto possibile.